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Bioedilizia e sviluppo sostenibile

Di sostenibilità siamo ormai abituati a sentirne parlare quasi ogni giorno. Ma cosa vuol dire esattamente abbracciare un modello di vita sostenibile quando parliamo di abitazioni ed edilizia?

Le tre condizioni dello sviluppo sostenibile

Il concetto di sviluppo sostenibile fu utilizzato per la prima volta nel 1987, nel rapporto Brundtland, nell’ambito della Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’Onu. Nel rapporto si legge: “lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le proprie”.

Per far sì che ciò si realizzi – secondo Herman Daly, uno dei più noti economisti ecologici a livello mondiale – le condizioni sono tre:

  1. il tasso di utilizzo delle risorse rinnovabili al di sotto del tasso di rigenerazione delle stesse
  2. la quantità di sostanze inquinanti e di scorie immesse dall’uomo nell’ambiente deve stare al di sotto della capacità di carico dell’ambiente stesso
  3. lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

In parole povere l’attività antropica non deve alterare l’equilibrio ambientale. Progettisti ed architetti nel campo delle costruzioni in bioedilizia lavorano da anni in questa direzione, cercando di modificare e sostituire, grazie alla ricerca e alle nuove tecnologie, i modelli costruttivi e abitativi tradizionali non più sostenibili per il nostro pianeta.

Ci vuole una visione sistemica

Al di là della responsabilità dei professionisti è essenziale la collaborazione con i committenti che condividono il modello di costruzione, ma sono anche necessarie importanti misure e incentivi a livello politico e fiscale in grado di stimolare efficacemente il cambio di rotta.

Quando un progetto viene avviato ci sono molte varianti da tenere in considerazione, come le risorse tecniche e quelle economiche disponibili, che giocano un ruolo importante sul livello complessivo di sostenibilità finale dell’edificio.

È innegabile che in alcune parti del mondo, pensiamo soprattutto all’Islanda, l’impiego di risorse naturali ed energie rinnovabili nell’edilizia è consolidata già da molto tempo. Questi modelli, anche in Italia, hanno ispirato la ricerca e l’integrazione di fonti energetiche e materiali alternativi nel campo dell’edilizia. Come Paese siamo però ancora lontani da una diffusione capillare di questi modelli virtuosi.

 

…e un ritorno al rapporto con la natura

Prima dei grandi processi di urbanizzazione e industrializzazione, il modo di costruire le abitazioni era fortemente determinato dal luogo in cui sorgevano, dalle materie prime disponibili in natura, dal clima e dal sapere autoctono. Si usavano materiali naturali come l’argilla, la sabbia, il legno e la pietra, il più delle volte allo stato grezzo.

L’evoluzione dei materiali in età contemporanea ha introdotto l’utilizzo di sostanze artificiali e composite, prodotte ad hoc, per rendere le costruzioni più performanti e solide. Nell’ottica di uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, molti di questi materiali presentano grossi limiti, sia durante il ciclo di produzione che nell’ultima fase della loro vita, lo smaltimento.

Anche il modo in cui sono progettate le nostre case e il modo in cui si alimentano a livello energetico non tengono conto dei punti accennati sopra: esauribilità delle risorse e inquinamento.

La bioedilizia nasce proprio con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni, sfruttando l’energia rinnovabile e impiegando materiali e tecniche costruttive volte a creare un’integrazione tra l’edificio e l’ambiente circostante. Uno dei cardini della bioedilizia è infatti l’attento studio del terreno e delle condizioni geografiche del sito, che permette di sfruttare in modo più efficiente le risorse naturali senza alterarne l’equilibrio.

 

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